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Maggio 2012: Commemorazione Dott.ssa Buggiani

Adriana Rindi, non avendo potuto partecipare alla commemorazione per motivi familiari, ha inviato la seguente lettera. 

Signore e signori partecipanti, bambini e ragazzi tutti, autorità presenti: Superiore (Fr. O.P. Kupara), Capo Murambwa, Ministro della Salute, Ambasciatore Italiano, Sua Grazia Arcivescovo Ndhlovu.

Parlo come Presidente dell’associazione Casa Grande il Nespolo, ma anche come amica della dott.ssa Mariagrazia Buggiani, di suo marito Oscar e della sua famiglia di appartenenza..

Sono umilmente dispiaciuta di non poter partecipare a questa commemorazione, a causa di gravi problemi personali accaduti nell’ultimo mese nella mia famiglia, ma dalla morte di Mariagrazia non ho mai smesso di pensare, come amica ma soprattutto a nome dell’associazione che rappresento che opera in favore di chi ha bisogno, a loro e a cercare con tutte le mie forze a continuare a contribuire per portare avanti il progetto della dott.ssa Buggiani.

Il nostro contributo iniziato nel 2006, grazie ai continui contatti con lei, che sempre ha cercato di coinvolgerci nelle problematiche attinenti alla sua attività missionaria, è sempre al centro delle nostre attività e sempre nei nostri pensieri, forte più che mai e le parole della dott.ssa Buggiani sempre risuonano per continuare ad agire, con pazienza ma con determinazione.

Proprio da alcuni suoi scritti, ritrovati alla sua morte, voglio riportare a voi alcuni passi per comprendere la determinazione che lei aveva, e che ora dobbiamo avere noi tutti, a portare avanti ciò che di straordinario ha creato con la collaborazione di tante persone, e soprattutto con l’amore per il prossimo e per questa terra.

Mariagrazia scriveva raccontando la sua vita missionaria a due amici:

parlando degli inizi nel 1964 “… E’ stata una scuola dura, ma ho imparato dai miei pazienti, che era sia la pazienza, la serenità di accettare tutto, la semplicità che ti fa aperta a donarti agli altri….”

Infatti della pazienza scriveva “La pazienza è la virtù che per amore del Signore ci fa accettare con generosità e gioia tutto quello che dispiace alla natura. Essa è un po’ il nostro pane quotidiano e della vita missionaria,  dove tutto va con una lentezza particolare. …… La pazienza

diventa così il primo passo verso l’accettazione della via della croce, della sofferenza…”

Invece del suo arrivo qui scriveva” Nel 1981 quando la Rlodesia divenne indipendente, decisi di tornare indietro per aiutare a ricostruire i servizi sanitari nelle zone rurali, distrutti da tanti anni di guerriglia. Accettai così l’offerta dell’arcivescovo di Harare di aiutare a costruire l’ospedale St. Michaels’s ….

St Michael’s è stato costruito con gli aiuti della comunità europea, la diocesi e la sanità locale, la cooperazione italiana.

……

E’ stato un lavoro entusiasmante e di challenging mentre si pianificava e costruiva l’ospedale, cominciavo a curare i malati, prima sotto gli alberi (tutto era distrutto) poi in una grande tenda militare, ……

Nel frattempo dal 1982 al 1986 ho coadiuvato un programma sanitario del Ministero degli Esteri. 10 giovani medici volontari sparsi in tutto lo Zimbabwe. Un’ondata di aria fresca dall’Italia anche se naturalmente con problemi vari. ….”

A riguardo vorrei sottoporre all’attenzione del Ministro della Salute e dell’arcivescovo e delle varie autorità locali, che questo progetto potrebbe essere messo in atto anche in questo momento, visto che la dott.ssa Mariagrazia Buggiani me ne aveva parlato, e che con la dottoressa prima della sua morte, stavamo cercando di organizzare di mandare qui dei medici volontari specializzandi per il loro tirocinio, in collaborazione con le varie università italiane, per essere di aiuto alla comunità locale.

Inoltre da sottolineare che la dottoressa mi riferì che mentre dal 1986 il 60 % dei bambini nascevano malati di AIDS oggi con il lavoro svolto la percentuale è scesa al 6%, e per questo sarebbe necessario continuare il lavoro iniziato da lei.

Continuava nello scritto“Stiamo costruendo con l’aiuto dello Zecchino d’Oro di Bologna, un piccolo orfanotrofio, ma la gestione sarà più che difficile. Ma speriamo nella provvidenza che non mi ha mai abbandonato in tutti questi anni.

Provvidenza che in questo momento si chiama Latina, Bretonico e tanti amici.

Alla fine di questa specie di storia, un ringraziamento va a tutti i vari collaboratori che mi hanno affiancato e che senza di loro non avrei potuto ottenere niente!

Sono ormai alla fine della mia esperienza.

Sono felice di averla vissuta e ricomincerei da capo.”

In queste ultime righe si legge tutto l’amore che ha avuto per tutti nel fare ciò che ha fatto nonostante le difficoltà e le sofferenze , quindi quello che chiede a tutti coloro che intendono continuare a contribuire è di amare.

Infatti scriveva: “Amare è una mentalità; è la mentalità di chi si mette dalla parte dell’altro; significa sentirsi responsabile degli altri, identificarsi con l’altro; amare significa donare ciò che si è e per poter donarsi bisogna appartenersi. Amare è rendersi amabili. Lasciarsi amare renderci simpatici un percorso di potatura, di limatura, di ricostruzione di noi stessi, di capacità di ascolto degli altri. E’ da questo lavoro su noi stessi che nascono gli aspetti più simpatici e palesi dell’amore: comprendere, compatire, scusare, lasciar correre, abbattere barricate…. farsi fratelli universali. Amare è spartire…..”

 

(pausa riflessiva)

 

Penso di non dover aggiungere altro perché  con queste poche frasi credo di aver spiegato chi era Mariagrazia Buggiani e a chi ha avuto modo di stare anche solo un minuto accanto a lei  cosa ha voluto trasmettere in tutti questi anni di vita missionaria e con lei il marito Oscar che l’ha aiutata a realizzare tutto questo standole accanto fino alla sua morte.

Nel ricordare Oscar mi viene alla mente una sua confidenza che mi fece negli ultimi tempi di vita quando chiesi a lui se avesse voluto tornare in Italia, e lui mi rispose sorridendo ed emozionandosi: “La mia patria è questa e qui voglio essere seppellito”. Si sentiva uno di voi.

 

Pensiamo ognuno nel nostro quotidiano a mettere in pratica anche solo un gesto, basandoci su questo, per onorare queste due persone speciali.

Da parte mia e della mia associazione continueremo, anche se in penombra, ad agire per il bene di tutto e di tutti qui a St Michael’s e Orfanotrofio Casa di Mariele.

Un abbraccio a tutti i bambini e ragazzi dell’Orfanotrofio che grazie a Suor Luisa e Suor Maddalena ci allietano con le notizie che lì va bene. Tanto di più vorremmo fare e faremo.

Un ringraziamento alle autorità presenti che sempre ci hanno accolto e ascoltato e che sono il nostro punto di riferimento per la nostra opera qui. Siamo a disposizione per ogni vostra richiesta e concessione che ci vorrete fare per aiutare.

 

Vi saluto, vi abbraccio e vi mando un bacio.

Adriana Rindi