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Progetto riorganizzazione ospedale

 Progetto di potenziamento funzionale dell’Ospedale S.Michaels di Mondhoro

Obiettivo del Progetto

L’obiettivo generale del progetto è di migliorare le condizioni di salute e le qualità della vita della popolazione circostante il villaggio di Mondhoro in Zimbabwe, attraverso il sostegno ad una struttura sanitaria vista non solo come luogo di cura, ma come luogo dove costruire una cultura di difesa dei diritti dell’uomo e di salvaguardia dell’infanzia. Una struttura sanitaria bella oltre che efficiente, per un paese africano in cui la sofferenza e la miseria fanno parte del vivere quotidiano assume un significato ben specifico per tutti coloro, bambini o adulti, che vi si trovano a passare: un segno di speranza, la visione di un mondo diverso possibile.

Dunque l’idea cardine che il progetto vuole trasmettere è quella che una struttura sanitaria destinata ai bambini e alle loro famiglie non può limitarsi ad offrire cure mediche. Gli ambienti non devono solo suggerire l'idea di un luogo di sofferenza. L'uso di immagini e di colori sono elementi necessari a rendere la permanenza nella struttura sanitaria il più possibile rassicurante per i piccoli pazienti. Un binomio di arte e medicina quindi come strumenti per educare le coscienze alla pace e combattere la sofferenza e la miseria.

I principali risultati previsti riguardano:

  • Ristrutturazione della struttura ospedaliera già esistente;                                                                                  
  • Fornitura di medicinali e presidi sanitari;
  • Impegno ad assicurare la presenza continuativa di medici volontari;
  • Formazione di personale sanitario locale, operatori dei servizi vari ed il loro inserimento in piani di aggiornamento permanente.
  • Tra i risultati trasversali a quelli di potenziamento dei servizi sanitari, vanno considerati anche quelli di carattere socio-educativo e culturale (educazione sanitaria, igiene dell’acqua).

 PER CONTRIBUIRE, PUOI FARE LE TUE DONAZIONI 
- sul conto corrente bancario presso
CREDITO COOPERATIVO VALDINIEVOLE
IBAN: IT25 A 08003 70950 00000 0101210
-sul C/c postale n° 35545581
(IBAN IT 51 Z 0760114000000035545581)
(entrambi intestati a Casagrande Il Nespolo ONLUS)
specificando nella causale il progetto di riferimento.

Sede dell’intervento e situazione sanitaria

Contesto nazionale

Il paese in cui verrà realizzato il progetto è lo Zimbabwe, uno Stato dell'Africa meridionale, situato tra il fiume Zambesi e il fiume Limpopo; non ha sbocchi sul mare e confina a nord con lo Zambia, a est col Mozambico, a sud con il Sudafrica e a ovest con il Botswana. In passato era noto come Rhodesia Meridionale o più semplicemente Rhodesia. La sua popolazione è di 12.576.742 abitanti (2003), e ha una superficie di 390.757 chilometri quadrati; la capitale è Harare, nota fino al 1980 col nome di Salisbury. La lingua ufficiale è l'inglese, ma la grande maggioranza della popolazione parla correntemente lingue bantu, soprattutto shona e ndebele.                                                                                                                                        

Lo Zimbabwe è uno dei Paesi più colpiti dall’AIDS. Questa malattia ha provocato più di un milione di orfani. Qualunque intervento chirurgico in loco che preveda, in particolare, trasfusioni di sangue, espone il paziente al rischio di contrarre l’infezione.

Vi è un’alta incidenza stagionale della malaria nelle località del bassopiano. Mentre la tubercolosi è la seconda causa di morte registrata tra i ricoveri ospedalieri. Altre patologie presenti sono: dissenteria bacillare, meningite, carbonchio, epatite virale e tifo. L’epidemia di colera registrata nel 2008 si è estinta ma si registrano ancora sporadici focolai della malattia. Negli ultimi tempi si sono verificati numerosi episodi di febbri diarroiche e di tifo nelle aree periferiche delle principali città e nella Capitale.

Contesto regionale

Il distretto di Mashonaland West dello Zimbabwe è situato a sud‐ovest di Harare e ha una popolazione di circa 11 651 858 abitanti. La popolazione che vive nel distretto di Mashonaland West comprende diversi gruppi etnici e le lingue parlate sono  l’inglese, Shona, South Ndebele, North Ndebele. La maggiorparte della popolazione vive di pastorizia e agricoltura. Oltre il 50% della popolazione vive su terre pubbliche, il 17% del territorio è distribuito fra le aziende agricole (commercial farms), mentre il 3% è costituito dalle aree destinate alla re-distribuzione.

Le colture più diffuse sono: mais, frumento, canna da zucchero, sorgo, frutta, tabacco, caffè, arachidi, cotone e tè. Mentre il cibo quotidiano è rappresentato da polenta di miglio e granturco. La farina si ottiene macinando il miglio con una pietra particolare ed è compito delle donne prepararla, come pure loro è il compito di provvedere alla raccolta di acqua al fiume e alla coltivazione del campo.  

Contesto locale

La piccola comunità rurale di St. Michael's (Mondhoro) in Zimbabwe, è costituita da una scuola, una chiesa, un orfanotrofio ed un ospedale. Quest'ultimo, sorto nel 1981, è 'stato costruito con il contributo del Ministero della salute e dell'infanzia, la CE e la Cooperazione italiana ed è stato diretto dalla fondatrice dottoressa Maria Grazia Buggiani fino alla sua scomparsa nel 2011.

La missione di St Michaels è distante 120 chilometri dalla capitale Harare ed è situato in una zona rurale precedentemente chiamata 'Riserve africana' nel periodo coloniale, il cui suolo è molto arido ed è considerato una continuazione del deserto del Kalahari. Qui la gente dipende quasi esclusivamente dai prodotti del suolo.

Tra le principali problematiche vanno segnalate:

•L’isolamento geografico.

•La mancanza di acqua.

•Il suolo è di tipo savana ed è considerato a basso potenziale agricolo.

•Scarsità di strade e mancanza di mezzi di comunicazione.

•L’assistenza sanitaria è assicurata soltanto da dispensari e da pochi “health centers” governativi.

•Mancanza di lavoro, solo lo 0.5% della popolazione ha un lavoro fisso.

•Alcoolismo.

•Presenza di tutte le più comuni patologie tropicali (malaria, tbc, parassitosi, lebbra, tracoma, AIDS, etc.)

L’ospedale

L'ospedale è il primo ed unico centro di riferimento medico di Mhondoro-Ngezi, tra Kadoma e Harare. Copre un bacino di 80 kmq, che serve una popolazione di circa 200 000 persone escluse le persone che provengono da altri distretti e centri urbani. L'ospedale dispone di 120 posti letto distribuiti tra unità pediatrica, maternità, reparti di medicina e chirurgia, reparto di riabilitazione e di una sala operatoria, un laboratorio analisi, radiologia e strutture USS.

 Sotto la guida della dottoressa Buggiani  l’ospedale disponeva di 3 medici ed era arrivato ad effettuare 2200 trattamenti antiretrovirali e circa 1000 assistenze domiciliari eseguite da una clinica mobile per alleviare il peso delle affluenze ospedaliere che hanno determinato una consistente diminuzione dei decessi.

Con la scomparsa della dottoressa Buggiani , mancando una figura di responsabile e di guida, l'ospedale ha subito un rapido declino. La struttura necessita di manutenzione e messa in sicurezza (vedi foto allegate) perché non costituisca un pericolo sia per gli operatori sanitari che per i pazienti. I servizi igienici in pessime sono un grosso rischio di salute.  Il numero dei dipendenti si è dimezzato e quello dei medici presenti è passato da 3 ad 1. La mancanza di fondi sia esterni che governativi   non permette l’approvvigionamento necessario di medicine e presidi sanitari.

Le gravi complicazioni da malaria, la necessità di tagli cesarei, tutte le  patologie che richiedono interventi medici specialistici e chirurgici di urgenza, obbligano, attualmente, il trasporto dei pazienti presso gli ospedali (Mutoko, Harare) fuori dal distretto, che distano da 50 a 100  chilometri, su strade sterrate, sconnesse, impraticabili nelle stagioni delle piogge e non ci sono mezzi per il trasporto pubblico.

Principali aree di intervento dell’ospedale S.Michaels

Malaria

In generale, le statistiche nazionali della maggior parte dei paesi africani hanno a disposizione dati poco attendibili relativi alla morbilità e mortalità specifiche della malattia malarica. In Zimbabwe, la malaria rappresenta la più frequente patologia diagnosticata (42-48%) negli health center. Il 90% dei capi famiglia riconosce la sintomatologia malarica, tuttavia soltanto 58,5 % di essi associa la malattia malarica alla zanzara, molti la associano al consumo di vegetali selvatici, all’acqua, al latte. L’intervento terapeutico di prima scelta viene richiesto ai pubblici presidi di salute, se lo stato malarico persiste si ricorre alle cliniche private ed alla fitoterapia. Il tasso di ospedalizzazione per malaria grave nell’infanzia risulta inversamente proporzionale alla distanza delle abitazioni dagli ospedali ed alla distanza delle medesime dalle strade principali.

Gravidanza

Il tasso di crescita annuale della popolazione africana è del 3,2%, per cui la popolazione raddoppierà nel 2025. Le complicazioni cliniche da gravidanza costituiscono la causa maggiore di patologia nelle donne tra i 15 e 19 anni. L’impossibilità di ricorrere a tagli cesarei rappresenta la maggior causa di morti per parto.

Infezioni intestinali

Il rischio di gravi diarree fin anco da colera deriva dal bere comunemente acqua di lago o di fiume non potabile. Semplici provvedimenti, come la esposizione solare dei raccoglitori in plastica con effetti disinfettanti, praticata nel distretto di Mashonaland West, sono riuscite ad abbassare significativamente il rischio di gravi diarree.

Traumatologia infantile

I traumi colpiscono i maschi in rapporto 2/1 sulle femmine. La maggior parte dei casi arriva in ospedale troppo tardi, quando gli arti o le parti lese sono già in cancrena o addirittura mummificati. Spesso si ricorre ad amputazioni proprio a causa del ritardo nell’intervento.

HIV

L’obiettivo principale è quello di ridurre la diffusione dell’Aids tra la popolazione, intervenendo in modo particolare sulla prevenzione della trasmissione mamma-bambino del virus HIV. Componenti essenziali del progetto sono: la somministrazione del test HIV alle donne incinte; il supporto psicologico alle future mamme prima e dopo il test; una terapia farmacologia per ridurre la trasmissione del virus dalle mamme sieropositive ai neonati; un programma di assistenza alimentare per i neonati; la promozione di campagne educative e di prevenzione nei villaggi, con il coinvolgimento della popolazione e delle istituzioni locali.

Obiettivi specifici del progetto

Il progetto si propone di migliorare la qualità della vita della popolazione locale attraverso il miglioramento del sistema sanitario della zona (funzionamento dell’ospedale), ovvero ridurre il tasso di mortalità e morbosità e di promuovere, inoltre, servizi tesi al miglioramento della condizione igenico-sanitaria.

L’obiettivo specifico è quindi il dotare il distretto di Mashonaland West di un ospedale di III livello; il promuovere un servizio di controllo e prevenzione in materia di igiene dell’acqua (potabilità delle acque) e il controllare e monitorare attraverso la prevenzione in campo parassitologico.

Le fasi

Il progetto si articolerà in VII fasi:

I.             Individuazione dei sostenitori finanziari (istituzionali, enti privati, donazioni) e riorganizzazione delle                                                                                         risorse

II.            Sopraluogo per organizzazione degli aspetti logistici e contatti con i fornitori locali

III.          Realizzazione interventi strutturali per la messa in sicurezza dell’ospedale

IV.          Approvvigionamento di medicinali e presidi sanitari

V.           Ripristino totale delle attività sanitarie per cui la struttura è predisposta

VI.         Ripristino della formazione del personale

VII.        Creazione di una rete di medici volontari per il supporto e miglioramento delle attività sanitarie e di volontari per la realizzazione di interventi che aiutino a migliorare l’impatto del malato con l’ospedale

 Strategia operativa:

  • •Potenziamento di un ospedale dimensionato su circa 120 posti letto, così articolati:
  1. 1.ostetricia -    24 p.l., cui si sommano 4 culle
  2. 2.      24 p.l., di cui 4 di neonatologia
  3. 3.medicina -  48 p.l., su due sezioni di degenza.

       •I servizi sanitari, non di degenza, previsti sono:

  1. 1.Anatomia Patologica
  2. 2.Ematologia
  3. 3.Laboratorio Analisi Cliniche
  4. 4.Medicina Interna e Infettivologia
  5. 5.Radiologia con una diagnostica Rx ed una ecografica
  6. 6.Un gruppo operatorio, con una sala operatoria ed una sala per chirurgia minore, con annessa sterilizzazione
  7. 7.Sala parto
  8. 8.Un poliambulatorio
  9. 9.Una palestra per riabilitazione
  • •Strategie di supporto al buon funzionamento dell’ospedale:
  1. 1.Adeguata ventilazione ed illuminazione naturale.
  2. 2.Energia elettrica prodotta da adeguati gruppi elettrogeni e/o da pannelli solari
  3. Acqua prelevata con specifico impianto di sollevamento da un fiume vicino e convogliata in due depositi distinti: uno per uso potabile, dotato di impianto di clorazione per servire la cucine ed i servizi sanitari, l’altro per uso lavanderia e servizi igienici dell’ospedale.   
  4. 4.Lo sviluppo delle capacità diagnostiche, con l’acquisizione di attrezzature localmente sostenibili a completamento della dotazione locale del laboratorio (centrifuga, frigorifero ecc.), del servizio di ginecologia (colposcopio), di medicina interna (gastroscopio), dell’area ematologica (kit per biopsie).
  • •Strategie di supporto ai servizi generali non strettamente sanitari:
  1. 1.L’organizzazione e l’avvio di un adeguato Servizio Informatico dell’amministrazione e degli archivi sanitari
  2. 2.cucina- dispensa, lavanderia  guardaroba, magazzino, servizio funerario, spogliatoi e locali del personale
  3. 3.Razionalizzazione Farmacia. L’organizzazione e l’avvio di un Servizio di Manutenzione delle Attrezzature Biomedicali, con la dotazione di un software dedicato.
  4. 4.Realizzazione edificio riservato ad alloggio del personale volontario, dimensionato per accogliere 5/8 persone.
  5. 5.Migliorare la qualità l’impatto visivo dei reparti di degenza con sussidi artistici

 Formazione del personale e presenza medico infermieristica

Parallelamente al sostegno dell’ospedale S.Michaels si procederà  alla formazione di personale locale. Un numero adeguato di infermieri, tecnici, ostetriche e ausiliari, così da garantire, in futuro, il corretto ed autonomo funzionamento dell’ospedale.

Inoltre la presenza continuativa di medici e volontari dall’Italia per assicurare la professionalità e la stabilità necessaria per un servizio sanitario di buon livello nella realtà del distretto di Mashonaland West.

Un ulteriore impegno sarà quello formare i Responsabili Popolari di Salute: preparazione di rappresentanti locali con metodologie didattiche adeguate per svolgere il compito di educatori sanitari all’interno delle comunità e dei villaggi, per prevenire le malattie endemiche e per migliorare le condizioni igieniche famigliari.