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Aprile 2014: la relazione di una volontaria

A inizio aprile 2014, la signora Elena Carmignani, nostra volontaria, si è recata presso l'Ospedale Saint Michael in Zimbabwe, e al suo rientro ci ha presentato la seguente relazione: 

“Durante il mio soggiorno nella comunità di Mondhoro,  in Zimbabwe, mi è stata data la possibilità di visitare l’ospedale costruito per mezzo di fondi, dalla dott.ssa Maria Grazia Buggiani, e da lei seguito e gestito fino alla sua morte nel 2011. I suoi contatti con l’ambiente medico italiano e il suo vivere a Mondhoro hanno garantito per parecchi anni , la manutenzione delle strutture e apparecchiature mediche necessarie , dopo la sua morte la situazione presenta segni evidenti di abbandono e difficoltà di conservazione delle strutture edilizie sanitarie.

 Mondhoro è una piccola comunità a 150 Km. circa da Harare,  di circa 400 abitanti, in cui è molto diffuso l’aids; specialmente i bambini, accolti in orfanotrofio gestito dalle suore italiane sono colpiti spesso da sieropositività, dalla malattia e dalla morte di uno o entrambi i genitori.

 L’ospedale ha come bacino di utenza non solo Mondhoro ma anche i villaggi  sparsi nel territorio circostante. Giornalmente accoglie molte persone per visite ambulatoriali e piccoli interventi chirurgici e sanitari. La struttura comprende, oltre agli ambulatori, un reparto maternità, una pediatria in cui spesso sono presenti anche le mamme, un reparto uomini e uno donne, chirurgia,terapia intensiva, una sala operatoria, un reparto di radiologia, oltre alle cucine,lavanderia e servizi igienici. Le frequenti interruzioni di energia elettrica sono sostituite da due generatori.

 Non sono un  medico, non so valutare dal punto di vista specialistico le carenze nelle apparecchiature sanitarie in senso stretto,  però è possibile rendersi conto del deterioramento  anche strutturale dell’edificio. L’intonaco è cadente in quasi tutti gli ambienti, gli infissi sono malridotti, ci sono vetri rotti e porte –quelle che ci sono- che chiudono con difficoltà. Il controsoffitto, in legno, completato solo in parte, presenta comunque deterioramento dei materiali per infiltrazioni di acqua e cedimento di parte della struttura. In particolare le travi che reggono il soffitto dei corridoi su cui si aprono i reparti sono in condizioni strutturalmente pericolose.

Nei muri sono presenti, quasi dappertutto, numerose crepe più o meno grandi; un edificio adiacente all’ospedale, la Casa di Alessia, che fungeva da day hospital,  è stato chiuso perché inagibile e pericolante.

L’impianto idraulico evidentemente avrebbe bisogno di una sostanziale manutenzione, infatti, sia nei servizi igienici che negli altri reparti si vedono grandi chiazze di umidità  dovuta a perdite nelle tubazioni. I sanitari andrebbero tutti sostituiti perché non sono più in condizioni utilizzabili.

Nel reparto chirurgico, apparentemente ben attrezzato,  in realtà  due lampade su tre non funzionano. La macchina sterilizzatrice di strumenti e indumenti sanitari non funziona e gli oggetti vanno mandati ad Harare, con ovvie difficoltà e disagi”.

 

Elena Carmignani